Biodegradabile o compostabile?
Che differenza c'è?
Cosa significano davvero questi termini
(e perché contano per Minimo Impatto)
Quando si parla di piatti, bicchieri e imballaggi “eco”, le parole biodegradabile e compostabile vengono usate ovunque. Spesso, però, sono usate come sinonimi… e non lo sono. Capire la differenza è fondamentale per fare scelte davvero sostenibili e per smaltire correttamente i prodotti monouso che usiamo ogni giorno.
In questa guida spieghiamo in modo chiaro:
- che cos’è la biodegradabilità;
- che cos’è la compostabilità;
- cosa prevede la norma UNI EN 13432;
- come funziona il compostaggio industriale;
- come riconoscere i prodotti certificati e gestirne il fine vita.
Che cosa significa “biodegradabile”
Un materiale è biodegradabile quando può essere degradato da microrganismi (batteri, funghi, alghe) in sostanze più semplici, come anidride carbonica (CO₂), acqua e biomassa, senza lasciare residui tossici nell’ambiente.
La biodegradabilità, però, non è una qualità “assoluta”:
- dipende dalle condizioni ambientali: temperatura, presenza di ossigeno, umidità, tipo di microrganismi;
- richiede tempi specifici per essere considerata tale in modo normato (non basta “prima o poi si degrada”). Secondo lo standard ISO 14855, per parlare di biodegradabilità in condizioni controllate è necessario che il materiale si biodegradi almeno al 90% entro 6 mesi in presenza di CO₂, rispetto a una sostanza di riferimento.
Questo significa, in pratica, che:
- un materiale può essere biodegradabile, ma richiedere anni per degradarsi se disperso in natura;
- biodegradabile non significa automaticamente “puoi buttarlo ovunque senza problemi”.
Che cosa significa “compostabile”
Un materiale è compostabile quando:
- è biodegradabile;
- si disintegra rapidamente in un impianto di compostaggio;
- non rilascia sostanze tossiche né microplastiche;
- non altera la qualità del compost finale.
La compostabilità in Europa è definita dalla norma UNI EN 13432 (per imballaggi) e dalla UNI EN 14995 (per manufatti in plastica compostabile). Secondo UNI EN 13432, per essere compostabile un materiale deve:
- biodegradarsi almeno al 90% entro 6 mesi;
- disintegrarsi almeno al 90% in frammenti < 2 mm entro 12 settimane in un impianto di compostaggio;
- non avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
- rispettare limiti molto severi su metalli pesanti e altre sostanze potenzialmente problematiche;
- non causare ecotossicità: il compost ottenuto in presenza del materiale non deve danneggiare le piante. 
In altre parole: un compostabile non solo sparisce, ma lo fa in tempi brevi e in condizioni controllate, e diventa parte di un compost sicuro da usare in agricoltura.
Biodegradabile ≠ compostabile
Tiriamo le fila:
- Tutti i materiali compostabili sono biodegradabili (per definizione).
- Non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili. Un oggetto indicato solo come “biodegradabile” potrebbe:
- richiedere molto più tempo per degradarsi;
- non rispettare i requisiti di disintegrazione rapida della UNI EN 13432;
- rilasciare residui indesiderati se conferito insieme all’umido.
Bioplastiche, PLA, Mater-Bi® e altri materiali compostabili
Per questo, nel contesto dei rifiuti organici e delle stoviglie monouso, la parola chiave da cercare è “compostabile certificato EN 13432”, non solo “biodegradabile”. Molte stoviglie e contenitori per alimenti definiti compostabili sono realizzati in bioplastiche, come PLA (acido polilattico) o materiali a base di amido (es. Mater-Bi®). Dal punto di vista normativo:
- alcune bioplastiche sono biodegradabili e compostabili, se certificate secondo UNI EN 13432;
- altre possono essere solo biodegradabili o solo bio-based (da fonte rinnovabile) ma non compostabili.
Le bioplastiche certificate EN 13432 possono essere trattate negli impianti di compostaggio industriale e trasformate in compost, se conferite correttamente nel circuito dell’umido.
Compostaggio industriale vs compostaggio domestico
La norma UNI EN 13432 si riferisce al compostaggio industriale, che avviene in impianti dove:
- la temperatura è mantenuta intorno a 55–60 °C;
- umidità e ossigeno sono controllati;
- il processo è gestito in modo professionale.
Queste condizioni favoriscono una degradazione molto più rapida rispetto a quella che si avrebbe in un giardino o nell’ambiente naturale. Esistono anche certificazioni specifiche come OK compost INDUSTRIAL e OK compost HOME che indicano se un prodotto è adatto al compostaggio industriale o anche a quello domestico.
Domande frequenti (FAQ)
Sappiamo che sono concetti non proprio semplicissimi. È per questo che abbiamo deciso di rispondere alle domande che più spesso i nostri utenti ci pongono. Se avete ancora dei dubbi non esitate a scriverci qui: inserite nome e mail, fateci sapere qual è il vostro dubbio e cercheremo di rispondervi il prima possibile!
- Biodegradabile: si degrada nel tempo, senza un limite preciso.
- Compostabile: si degrada entro tempi normati, senza lasciare residui, ed è testato secondo la norma UNI EN 13432. → Tutti i compostabili sono biodegradabili, ma non tutti i biodegradabili sono compostabili.
In Italia, gli imballaggi compostabili certificati EN 13432 vanno nell’umido, se il Comune lo prevede. È importante verificare le indicazioni del gestore locale della raccolta rifiuti.
Sì. L’industriale avviene in impianti con temperature controllate (55–60°C) e degrada i materiali in poche settimane. Il domestico avviene in condizioni meno stabili e richiede materiali certificati “OK compost HOME”.
No. Esistono bioplastiche bio-based o biodegradabili che non sono compostabili. Solo quelle certificate UNI EN 13432 possono essere conferite nell’umido.