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Autocontrollo | Minimo Impatto

Politica di autocontrollo

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Le GMP di Minimo Impatto

La politica di autocontrollo di Minimo Impatto si basa sull’applicazione rigorosa del Regolamento (CE) 2023/2006 sulle Buone Pratiche di Fabbricazione - Good Manufacturing Practices (GMP) e del Regolamento (CE) 1935/2004 sui materiali e oggetti a contatto con alimenti (MOCA).

L’obiettivo è garantire che tutti i prodotti destinati al food contact siano sicuri, conformi alla normativa vigente e idonei all’uso previsto, mantenendo standard elevati di igiene, qualità e tracciabilità lungo tutta la filiera. Attraverso il Sistema di Autocontrollo aziendale GMP, Minimo Impatto seleziona con attenzione fornitori di prodotti e servizi, verifica la documentazione di conformità che accompagna gli articoli, applica procedure strutturate di controllo e organizza una formazione periodica del personale in materia di igiene e sicurezza alimentare.

Sono inoltre previsti audit presso i magazzini di stoccaggio e nei centri di preparazione degli articoli alla spedizione, per assicurare il rispetto di tutti i requisiti igienico–sanitari. Questo sistema di autocontrollo non è solo un adempimento normativo, ma uno strumento strategico: permette a Minimo Impatto di migliorare continuamente la qualità del prodotto e del servizio offerto, rispondendo alle aspettative dei clienti e mantenendo un posizionamento competitivo rispetto ai principali operatori del settore.


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Normativa EN13432 | Minimo Impatto

La norma UNI EN 13432

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Cosa prevede la EN13432 (in sintesi)

La UNI EN 13432:2002 è la norma europea di riferimento per definire quando un imballaggio può essere chiamato “biodegradabile e compostabile”.  Richiede che siano verificati, tramite test standardizzati:

  1. Biodegradabilità (≥ 90% in 6 mesi, secondo ISO 14855). 
  2. Disintegrabilità (≥ 90% in frammenti < 2 mm in 12 settimane). 
  3. Assenza di effetti negativi sul compostaggio e sulla qualità del compost (test di ecotossicità su piante).
  4. Limiti su metalli pesanti e altre sostanze potenzialmente pericolose. 

Per molti prodotti (come stoviglie e imballaggi per alimenti) il riferimento a UNI EN 13432 è la garanzia che possono essere gestiti nell’impianto di compostaggio insieme all’organico, se la raccolta sul territorio lo prevede.

Marchi e certificazioni da cercare

Per capire se un prodotto è veramente compostabile secondo norma, è utile cercare in etichetta alcuni marchi riconosciuti:

  • OK compost INDUSTRIAL / OK compost HOME (TÜV Austria): indica la conformità a UNI EN 13432 per il compostaggio industriale o domestico. 
  • Compostabile CIC: marchio del Consorzio Italiano Compostatori che attesta la compostabilità industriale secondo UNI EN 13432 e UNI EN 14045.

Questi marchi non sono semplici “etichette verdi”: significano che il prodotto è stato sottoposto a test rigorosi, in laboratorio o su impianti reali, per verificare che si comporti correttamente nel processo di compostaggio.

Dove vanno conferiti gli imballaggi compostabili

In Italia, gli imballaggi in bioplastica compostabile certificati EN 13432, se correttamente etichettati, sono gestiti nel circuito dell’umido urbano grazie al consorzio nazionale Biorepack, che opera all’interno del sistema CONAI.

In linea generale:

  • gli imballaggi compostabili certificati (con i marchi citati) sono destinati alla raccolta differenziata della frazione organica (umido), dove il Comune lo prevede;
  • è sempre importante seguire le indicazioni del proprio Comune o del gestore rifiuti, perché le regole locali possono variare e non tutte le aree hanno gli stessi sistemi di raccolta.

Un corretto conferimento è essenziale per:

  • migliorare la qualità del compost prodotto;
  • ridurre le impurità (plastica tradizionale, materiali non idonei) che complicano il lavoro degli impianti.

Perché Minimo Impatto punta su prodotti compostabili certificati

Minimo Impatto, con il suo e-commerce Ecostoviglie, da anni seleziona stoviglie monouso ecologiche, biodegradabili e soprattutto compostabili per ristoranti, bar, catering, street food ed eventi.

L’obiettivo è semplice:

  • ridurre l’uso di plastica tradizionale;
  • scegliere materie prime rinnovabili e gestibili nella filiera del riciclo organico; 
  • rendere più facile per i clienti fare la raccolta differenziata corretta, in linea con l’evoluzione normativa italiana ed europea.

Quando un piatto, una ciotola o un contenitore vengono descritti come “biodegradabili e compostabili secondo UNI EN 13432”, questo non è uno slogan, ma un impegno:

  • sui tempi di degradazione;
  • ulla sicurezza ambientale del compost prodotto;
  • sulla compatibilità reale con gli impianti di trattamento dell’organico.

Domande frequenti (FAQ)

  • Che cosa richiede la norma UNI EN 13432?

    Un materiale è biodegradabile quando può essere degradato dai microrganismi in sostanze semplici come CO₂, acqua e biomassa. La biodegradazione dipende da temperatura, umidità, ossigeno e può richiedere tempi molto diversi.

  • Dove vanno conferiti gli imballaggi compostabili?

    In Italia, gli imballaggi compostabili certificati EN 13432 vanno nell’umido, se il Comune lo prevede. È importante verificare le indicazioni del gestore locale della raccolta rifiuti.

  • Esistono certificazioni per riconoscere un prodotto compostabile?

    Sì, le principali sono:

    • OK compost INDUSTRIAL (TÜV Austria)
    • OK compost HOME (TÜV Austria)
    • Compostabile CIC (Consorzio Italiano Compostatori)
  • Il compostaggio industriale è diverso da quello domestico?

    Sì. L’industriale avviene in impianti con temperature controllate (55–60°C) e degrada i materiali in poche settimane. Il domestico avviene in condizioni meno stabili e richiede materiali certificati “OK compost HOME”.

  • Le bioplastiche sono sempre compostabili?

    No. Esistono bioplastiche bio-based o biodegradabili che non sono compostabili. Solo quelle certificate UNI EN 13432 possono essere conferite nell’umido.

  • Perché scegliere prodotti compostabili?

    Perché riducono l’uso di plastica tradizionale, facilitano la raccolta dell’umido e permettono di trasformare i rifiuti in compost, contribuendo all’economia circolare.

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Cos'è biodegradabile e compostabile | Minimo Impatto

Biodegradabile o compostabile?
Che differenza c'è?

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Cosa significano davvero questi termini

(e perché contano per Minimo Impatto)

Cosa significano davvero questi termini

(e perché contano per Minimo Impatto)

Quando si parla di piatti, bicchieri e imballaggi “eco”, le parole biodegradabile e compostabile vengono usate ovunque. Spesso, però, sono usate come sinonimi… e non lo sono. Capire la differenza è fondamentale per fare scelte davvero sostenibili e per smaltire correttamente i prodotti monouso che usiamo ogni giorno.

In questa guida spieghiamo in modo chiaro:

  • che cos’è la biodegradabilità;
  • che cos’è la compostabilità;
  • cosa prevede la norma UNI EN 13432;
  • come funziona il compostaggio industriale;
  • come riconoscere i prodotti certificati e gestirne il fine vita.

Che cosa significa “biodegradabile”

Un materiale è biodegradabile quando può essere degradato da microrganismi (batteri, funghi, alghe) in sostanze più semplici, come anidride carbonica (CO₂), acqua e biomassa, senza lasciare residui tossici nell’ambiente.

La biodegradabilità, però, non è una qualità “assoluta”: 

  • dipende dalle condizioni ambientali: temperatura, presenza di ossigeno, umidità, tipo di microrganismi;
  • richiede tempi specifici per essere considerata tale in modo normato (non basta “prima o poi si degrada”). Secondo lo standard ISO 14855, per parlare di biodegradabilità in condizioni controllate è necessario che il materiale si biodegradi almeno al 90% entro 6 mesi in presenza di CO₂, rispetto a una sostanza di riferimento. 

Questo significa, in pratica, che:

  • un materiale può essere biodegradabile, ma richiedere anni per degradarsi se disperso in natura;
  • biodegradabile non significa automaticamente “puoi buttarlo ovunque senza problemi”.

Che cosa significa “compostabile”

Un materiale è compostabile quando:

  1. è biodegradabile;
  2. si disintegra rapidamente in un impianto di compostaggio;
  3. non rilascia sostanze tossiche né microplastiche;
  4. non altera la qualità del compost finale.

La compostabilità in Europa è definita dalla norma UNI EN 13432 (per imballaggi) e dalla UNI EN 14995 (per manufatti in plastica compostabile). Secondo UNI EN 13432, per essere compostabile un materiale deve:

  • biodegradarsi almeno al 90% entro 6 mesi;
  • disintegrarsi almeno al 90% in frammenti < 2 mm entro 12 settimane in un impianto di compostaggio;
  • non avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
  • rispettare limiti molto severi su metalli pesanti e altre sostanze potenzialmente problematiche;
  • non causare ecotossicità: il compost ottenuto in presenza del materiale non deve danneggiare le piante. 

In altre parole: un compostabile non solo sparisce, ma lo fa in tempi brevi e in condizioni controllate, e diventa parte di un compost sicuro da usare in agricoltura. 

Biodegradabile ≠ compostabile

Tiriamo le fila:

  • Tutti i materiali compostabili sono biodegradabili (per definizione). 
  • Non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili. Un oggetto indicato solo come “biodegradabile” potrebbe:
  • richiedere molto più tempo per degradarsi;
  • non rispettare i requisiti di disintegrazione rapida della UNI EN 13432;
  • rilasciare residui indesiderati se conferito insieme all’umido. 

Bioplastiche, PLA, Mater-Bi® e altri materiali compostabili

Per questo, nel contesto dei rifiuti organici e delle stoviglie monouso, la parola chiave da cercare è “compostabile certificato EN 13432”, non solo “biodegradabile”. Molte stoviglie e contenitori per alimenti definiti compostabili sono realizzati in bioplastiche, come PLA (acido polilattico) o materiali a base di amido (es. Mater-Bi®). Dal punto di vista normativo:

  • alcune bioplastiche sono biodegradabili e compostabili, se certificate secondo UNI EN 13432;
  • altre possono essere solo biodegradabili o solo bio-based (da fonte rinnovabile) ma non compostabili.

Le bioplastiche certificate EN 13432 possono essere trattate negli impianti di compostaggio industriale e trasformate in compost, se conferite correttamente nel circuito dell’umido. 

Compostaggio industriale vs compostaggio domestico

La norma UNI EN 13432 si riferisce al compostaggio industriale, che avviene in impianti dove:

  • la temperatura è mantenuta intorno a 55–60 °C;
  • umidità e ossigeno sono controllati;
  • il processo è gestito in modo professionale.

Queste condizioni favoriscono una degradazione molto più rapida rispetto a quella che si avrebbe in un giardino o nell’ambiente naturale. Esistono anche certificazioni specifiche come OK compost INDUSTRIAL e OK compost HOME che indicano se un prodotto è adatto al compostaggio industriale o anche a quello domestico. 

Domande frequenti (FAQ)

Sappiamo che sono concetti non proprio semplicissimi. È per questo che abbiamo deciso di rispondere alle domande che più spesso i nostri utenti ci pongono. Se avete ancora dei dubbi non esitate a scriverci qui: inserite nome e mail, fateci sapere qual è il vostro dubbio e cercheremo di rispondervi il prima possibile!

  • Che cosa significa “compostabile”?

    Un materiale è compostabile quando non solo è biodegradabile, ma si disintegra rapidamente e senza rilasciare sostanze tossiche durante il compostaggio, generando un compost sicuro e utilizzabile.
  • Qual è la differenza tra biodegradabile e compostabile?

    • Biodegradabile: si degrada nel tempo, senza un limite preciso.
    • Compostabile: si degrada entro tempi normati, senza lasciare residui, ed è testato secondo la norma UNI EN 13432. → Tutti i compostabili sono biodegradabili, ma non tutti i biodegradabili sono compostabili.
  • Dove vanno conferiti gli imballaggi compostabili?

    In Italia, gli imballaggi compostabili certificati EN 13432 vanno nell’umido, se il Comune lo prevede. È importante verificare le indicazioni del gestore locale della raccolta rifiuti.

  • Il compostaggio industriale è diverso da quello domestico?

    Sì. L’industriale avviene in impianti con temperature controllate (55–60°C) e degrada i materiali in poche settimane. Il domestico avviene in condizioni meno stabili e richiede materiali certificati “OK compost HOME”.

  • Le bioplastiche sono sempre compostabili?

    No. Esistono bioplastiche bio-based o biodegradabili che non sono compostabili. Solo quelle certificate UNI EN 13432 possono essere conferite nell’umido.

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Libri | Minimo Impatto

I libri che parlano di noi

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Storie, saggi e ricerche che raccontano Minimo Impatto, l’usa e getta compostabile e le nostre battaglie green.

In questa sezione raccogliamo i libri che citano Minimo Impatto e raccontano le nostre battaglie per un consumo più sostenibile: dall’uso di stoviglie compostabili alla riduzione dei rifiuti, fino all’economia circolare. Un punto di partenza utile per chi cerca letture su ambiente, packaging ecologico e buone pratiche zero waste, con Minimo Impatto come caso reale di cambiamento.

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faq | Minimo Impatto

Le FAQ di Minimo Impatto

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Le risposte che cercavi, tutte qui

In questa sezione abbiamo raccolto le domande più frequenti (FAQ) che ci fanno ogni giorno. Sono quelle curiosità che sembrano semplici, ma che capitano a tutti: dalla scelta delle stoviglie compostabili alla corretta raccolta differenziata, fino ai dubbi su spedizioni, materiali e certificazioni.

Se hai un minuto, qui trovi tutto ciò che ti serve per acquistare in modo consapevole, sostenibile e senza intoppi. E se la tua domanda non è nella lista, nessun problema: il team di Minimo Impatto è sempre pronto a darti una mano.

  • Qual è la differenza tra compostabile e biodegradabile?

    La biodegradabilità è un processo presente in natura che consente ad una sostanza organica di scomporsi in molecole semplici dai microrganismi, con tempi lunghi e non definiti. La compostabilità invece è un processo ben definito e controllato, con tempi brevi ( 3-6 mesi) , e le certificazioni sono rilasciate da enti terzi ( AIB Vincotte con il marchio OK compost, oppure DIN-CERTCO per esempio) e sono obbligatorie. Solo i prodotti compostabili vanno smaltiti con la frazione dell’umido e portati a processo di compostaggio industriale.

  • Posso essere sicuro che i prodotti compostabili sono veramente idonei per essere smaltiti nell’umido?

    I prodotti compostabili, devono essere conformi alla normativa europea EN13432. Questa norma indica le caratteristiche che un prodotto deve avere per dichiararlo compostabile. Poi ci sono gli enti certificatori che si sincereranno che il prodotto rispetti i criteri della norma. ( AIB Vincotte con il marchio OK compost, oppure DIN-CERTCO per esempio).

  • Dove si buttano le stoviglie compostabili?

    Assicurati che il prodotto acquistato sia conforme alla norma Uni en 13432 , che potrai riconoscere chiedendo il certificato di compostabilità, ed in seguito puoi smaltire il tuo packaging compostabile direttamente nell’umido insieme agli scarti di cibo.
  • In quanto tempo si biodegrada un prodotto compostabile?

    Dal momento in cui viene portato in un impianto di compostaggio industriale, si degradano in 90 gg. Questi tempi sono quelli dettati dalla norma uni en 13432

  • I prodotti compostabili possono essere anche smaltiti nei compost di casa?

    I prodotti compostabili certificati industrial possono essere smaltiti con la frazione umida e conferiti in seguito in impianti di compostaggio Industriali. Non ci sono in realtà controindicazioni nel conferirli negli impianti domestici, ma i tempi saranno più lunghi. Esistono prodotti certificati home compost, che possono essere anche smaltiti nei compostatori domestici, e rispettare i tempi dettati dalla norma.

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